Sei per strada. Che tu faccia pochi km o attraversi mari e monti, che tu sia solo, con la tua ragazza o i tuoi amici… non pensi mai possa accadere a te. Trovi sempre una scusa: sarà stato distratto, era ubriaco, la strada era bagnata, la macchina era vecchia, i pneumatici lisci. Ma non pensi mai che possa accadere a te. Rallenti, quasi fino a fermarti. Tante volte più per curiosità che per renderti utile. Guardi, ti interroghi… poi passi oltre. E dopo pochi minuti, a prescindere di quanto grave può essere stato quello che hai visto te ne dimentichi. La vita è così, un battito d’ali e ci sei… o non ci sei.

Fin da ragazzini ci insegnano ad avere paura di farci male. Il nostro cervello tende ogni secondo al piacere rifiutando ogni forma di dolore. Abbiamo 20, 30 anni. E nemmeno ce ne accorgiamo che questa paura del dolore, questa ricerca del piacere ci porta a sentirci invincibili.

E così, quando sei per strada, senti le sirene accese di un’ambulanza, rallenti e ti accosti per lasciarla passare senza nemmeno pensare che la prossima volta potrebbe trasportare te.

Più o meno anche questa volta è stato così…

Nel 2013 ci sono stati 181.227 incidenti stradali in Italia, dove sono morte 3.385 persone e ne sono rimaste ferite 257.421 … ovvero circa 500 incidenti stradali, con 10 vittime e 705 feriti ogni giorno.  E se ti sembrano un numero spaventoso, sappi che nel 2001 gli incidenti sono stati 263.100 con 7.096 morti e 373.286 feriti… ovvero 720 incidenti stradali con 20 vittime e 1023 feriti ogni giorno. Lo sai che il numero delle vittime civili americane durante la seconda guerra mondiale è pressoché identico dei morti sulla strada in Italia nel 2001?

Ogni giorno sulla strada avviene una guerra silenziosa, dove non ci sono né vincitori ma molti vinti. Una guerra che non conosce nazione, orario, status… ogni giorno partecipiamo a questa guerra dimenticandoci che potremmo essere la prossima vittima.

Forse sei un po’ stupito di questo articolo, ma nasce dalla volontà di raccontarti il perché della mia assenza. Anche io sono sceso in guerra, anche io sono stato uno di quegli oltre 1000 feriti ogni giorno. E sono felice di non esserne stato vittima. Non ho scritto su questo blog perché non ci riuscivo, e il mio percorso per tornare ad una vita normale sarà lungo. Ma come ogni sportivo, sono abituato alle sfide. Come ogni uomo, nel profondo, sono un guerriero. Per questo, io ce la farò.

[Tweet ““A nessuno arriva mai qualcosa che non sia in grado di sopportare.” M. D. Meridio, Gladiatore”]

Non scenderò nei particolari, che sono privati e tali resteranno. Ti scrivo per dirti che da oggi, lentamente, riparto a scrivere. Ma soprattutto ti scrivo per ricordarti che non siamo eterni, che non siamo invincibili. Quindi godi ogni attimo. E, come diceva Steve Jobs, ogni sera poniti la domanda: “se oggi fosse stato il mio ultimo giorno di vita, avrei voluto fare le stesse cose che ho fatto?” se per troppe sere consecutive la risposta è no, CAMBIA. La vita è una, non passarla a inseguire i sogni di un altro… o peggio, a non inseguire niente.

Se noi mortali non siamo che ombre e polvere, di me voglio vedere un’ombra sinuosa su una spiaggia assolata.

A presto,

Andrea

Share This