Oggi ti scrivo per parlarti di un tema molto discusso in questo periodo, ovvero quello dei bond subordinati. Le vicende di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e Cassa Ferraraper cui Banca d’Italia ha avviato un programma di risoluzione per assicurarne la continuità dei servizi creditizi e finanziari offerti, ha fatto conoscere all’opinione pubblica le obbligazione subordinate e le loro caratteristiche. Purtroppo causa – nelle ultime vicende – di ingenti perdite per i loro possessori.

I bond subordinati sono una speciale categoria di obbligazioni il cui rimborso – nel caso di problemi finanziari per l’emittente – avviene successivamente a quello dei creditori ordinari.

I bond subordinati hanno causato perdite sostanziali agli azionisti ed obbligazionisti. Ma se per gli azionisti – che per definizione partecipano al rischio di impresa – è intuitivo capire perché il loro investimento si sia dissolto, forse lo è meno per gli obbligazionisti subordinati visto che il termine “obbligazione” dovrebbe caratterizzare un asset finanziario meno rischioso di un titolo azionario. Ma purtroppo in questo caso non è stato così.

Ma cosa sono i bond subordinati?

Per le loro caratteristiche, i bond subordinati non devono quindi essere considerati strumenti di debito tradizionali, ma la loro natura li rende più simili al capitale proprio. Sono emessi dalle aziende perché rappresentano spesso un’alternativa al più costoso collocamento di azioni.
Le obbligazioni subordinate sono spesso denominate “junior” per distinguerle da quelle non subordinate (o “senior”). Hanno una rischiosità maggiore, naturalmente incorporata nei rendimenti, rispetto a quella delle obbligazioni senior. Il rischio è legato proprio al fatto che, in caso di fallimento della banca, il portatore viene soddisfatto dopo gli altri creditori senior. In altri casi, l’investitore può subire perdite (in certi casi irrecuperabili) anche qualora la banca non diventi insolvente ma semplicemente si trovi in una qualche difficoltà operativa. Anche se in questi ultimi anni la normativa sulla trasparenza degli investimenti ha fatto passi da gigante, non è sempre facile comprendere le caratteristiche tecniche di questi titoli. Per capirle in pieno bisognerebbe avere ben chiare le logiche di funzionamento degli intermediari creditizi e delle banche centrali. Molto spesso non è sempre chiaramente evincibile dalla documentazione il reale rischio a cui ci si espone.
Questo perché Il loro rischio di credito è elevato:
 in caso di fallimento o di dissesto, la perdita che può subire l’investitore è sempre alta e molto spesso tende al 100% del capitale investito, poiché vengono privilegiati gli altri creditori. In particolare, il rischio di credito è elevatissimo per le obbligazioni di tipo Tier 1 e per alcuni Tier 2.
Inoltre i bond subordinati sono sempre difficili da valutare, specie se è incerta la data di rimborso del capitale. Molte obbligazioni subordinate non hanno una vera e propria scadenza, ma prevedono la possibilità di essere richiamate dall’emittente a certe date con la cosiddetta opzione “call”. L’assenza di scadenza rende difficile stimare il rendimento dell’investimento, dal momento che non si conosce con certezza la sua scadenza. Ma soprattutto i bond subordinati possono essere veramente difficili da acquistare e da vendere e nella maggior parte dei casi non basta avere un portafoglio ampiamente diversificato per potere controllare il rischio di queste obbligazioni. Il rischio che comporta questo tipo di investimento assomiglia infatti più a quello di un portafoglio azionario che a quello di un portafoglio di obbligazioni corporate.

Insomma, spero di averti schiarito le idee sul rischio dei bond subordinati. Per maggiori informazioni non esitare a contattarmi: sono a tua disposizione!

A presto,

Andrea

 

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