[Tweet “”Ho imparato a sopportare il sacrificio,ad apprezzare le piccole vittorie quotidiane.” M.Rosolino”]

Un romagnolo non deve avere paura dell’acqua.

Un romagnolo che vive in riviera deve saper nuotare.

I figli della terra romagnola devono imparare a nuotare fin da giovani per poi potersi divertire nelle seppur “melmose” acque dei lidi.

Devono aver pensato questo i miei genitori quando a soli 5 anni mi iscrissero al primo corso di nuoto.

Ricordo che l’acqua era veramente un ostacolo insormontabile per me all’epoca. Piangevo ogni giorno, ogni santissimo giorno che mi portavano nella piscina comunale di Ravenna.

Quella che solo 10 anni dopo divenne una seconda casa.

Piangevo perchè io volevo giocare a calcio. Come tutti i bambini credo. Piangevo perchè l’acqua era fredda, e soprattutto perchè era profonda, troppo per un bambino di 5 anni. Piangevo perchè il mio allenatore, il sergente Vandini Bruno era troppo severo e inflessibile.

Piangevo perchè utilizzava metodi duri, da sergente appunto. Mi lanciava fisicamente in acqua quando io non volevo entrare, e nolente o dolente ho dovuto imparare a stare a galla.

Oggi i metodi di approccio all’acqua sono cambiati, oggi gli allenatori entrano in acqua con i piccoli, si cerca di far apprezzare l’acqua ai bambini attraverso il gioco… Si socializza con l’acqua e si rimane a contatto col bambino fin dai primi passi.

E allora perchè io venivo gettato in acqua? Perchè quando non prestavo attenzione arrivavano tavolette in testa?

Bhe caro Bruno, solo oggi riconosco e apprezzo il “tuo” metodo utilizzato. Senza rendermene conto tu hai sconfitto la mia paura dell’acqua fino a renderla una passione, talmente grande che prima è diventato il mio sport e poi  è divenuto il mio naturale elemento.

 “Siamo fatti per il 90 % di acqua e l’acqua per me è aria, l’ultimo respiro e comincio a nuotare immerso in un solo pensiero, il mio stile è libero come il mio sogno.” Luca Dotto

Affiancato al sergente c’è sempre il contraltare… Tin0 Randi, che affiancava Bruno negli allenamenti settimanali. Se oggi sono l’uomo che sono diventato lo devo anche a loro, che nel corso degli anni dell’infanzia, hanno forgiato e costruito il carattere di quel piccolo ragazzo.

L’acqua non mi ha fatto più paura, e al mare, mentre tutti i bambini non potevano fare il bagno quando c’erano le onde, o dovevano sempre essere supervisionati dai genitori, io era proprio in quel momento che mi sentivo libero di nuotare nel mio elemento naturale.

“Quando smetterò di gareggiare continuerò comunque a nuotare, magari in una piscina affollata o in solitudine tra le onde dell’oceano. Ma soltanto per il piacere di farlo.” Michael Phelps

A presto.

Andrea

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